La mia famiglia

La mia famiglia s’è spenta
lentamente, ha lasciato scampoli
della sua storia in giro per
il mare di mezzo, peregrinando
per lo stivale, nella ricerca
di terreno fertile in cui seminare,
e far germogliare le sue fragili radici.

Ma il suo tronco era segnato e ferito,
sfiancato dal viaggio, provato dai ricordi
e nostalgie abbandonati in terra d’Africa,
ed io, ho inseguito un porto d’approdo;
una baia sicura; una cala protetta,
nell’impellenza di trovare terra prosperosa,
per la mia poesia d’amore e sofferenza.

Dopo una vita spesa in Liguria
che, come un amato figlio mi accettò,
e nella principesca rocca a maturare.
Andai trovandola nel golfo di Follonica,
solo dopo aver accarezzato madama morte,
trovai ciò ciò che andavo bramando:
un’umanità ruvida e grezza; ma amica.

 

“Fuoco sacro II”

M’immergerò in un mare d’emozioni
tra onde di perifrasi di sinonimi
flussi di sentimenti fragili come cristalli
dove i pesci son parole, espressioni di gioia
o di dolore, frasi d’amore o di stupore
ove il mondo è meraviglia, nuvola di zucchero
e di vaniglia, dove splende la mia sensibilità
dove sfavilla la mia fragilità,
che di salute son cagionevole, ma la mia forza
è nella poesia, mia compagna e amica
mio riferimento costante, mio solido picchetto
che mi sorregge sulla parete impervia della vita,
sulla quale m’innalzo con i miei versi,
punti di riferimento nelle costellazioni dei cuori
di chi come me soffre i patimenti
di un corpo fragile che t’inganna, ti conduce
sui binari della sofferenza, in stanze disadorne
d’ospedali dove la noia fa da padrona
e le notti ed i giorni, si susseguono uguali
i minuti sono ore, e le ore sono anni,
dove scorre la tua vita appesa ad un filo
filo di seta fragile e sottile, filo di speranza
di volerne uscirne vivo.
Ho il fuoco sacro della poesia…

“Fuoco Sacro I”

Ho il fuoco sacro della poesia,
e non c’è ostacolo o scoglio
che riesca a sviarmi o mi porti via,
cammino per le strade e le piazze
a volte, posso sembrarvi un po’ perso,
ma la mia mente vola e libra leggera,
immersa totalmente in un nuovo verso,
nel suo impalpabile e lieve universo,
mio smisurato mondo infinito,
dove guerre e crudeltà sono bandite
ove il sogno è realtà, e la realtà un miraggio,
colmo di dolore e spietatezza, e dove è negata
l’infanzia e la giovinezza, il male è padrone
assoluto, deruba i sogni e le speranze,
illusioni d’una vita migliore, sotto piogge di bombe
più o meno “intelligenti”, intelligenza d’un demonio,
che distrugge la vita in ogni sua parvenza,
le feste d’un matrimonio, rito nuziale con Satana
corpi spazzati via come fuscelli
in nome di un Dio cieco e sordo,
in nome di un Dio sordo e cieco.
In tutta questa assurda situazione,
la mia mente cerca, testardamente, poesia,
oscilla, vacilla, riprende la rotta e l’ispirazione:
la poesia non salverà il mondo; ma l’umanità,
il suo stato d’animo più profondo, ineguagliabile,
brucerà e risorgerà in un fuoco sacro,
Fuoco sacro che la monderà…

 

“Ho bisogno del silenzio”

Bisogno del vuoto d’armi
bisogno di giorni semplici
di passeggiate in riva al mare,
di conversazioni leggere
parole sul sole e sulla luna
ancora vergine da passi umani
ho bisogno della leggerezza
d’animo bambino, che stringeva
nei pugni mille figurine Panini
non ancora autoadesive da incollare
una per una con la cocoina:
ce l’ho manca, ce l’ho manca, ce l’ho!
Era il nostro mantra, la nostra nenia;
giocatori o animali, poco importava,
il traguardo era completare l’album,
che era raddoppiato di peso e volume
ma ci riempiva di delicata felicità,
colmava i nostri sogni, ed i pomeriggi
freddi dell’inverno, egli compensava
la fatica dello studio noioso quotidiano,
i versi di Carducci confusi con Pascutti!
La sola figurina assente del Bologna!
Studiare mi piaceva: ma solo storia e geografia,
odiavo la matematica, i calcoli e la geometria.
Amavo disegnare, diventar artista o pittore
creare e forgiare opere immortali,
a valicare il tempo; lasciando una mia traccia,
una impronta, sulla sabbia bianca e immacolata,
del mio leggero passaggio, tra quest’umanità,
adirata e confusa, dal futuro oscuro ed ingarbugliato.
Nella ricerca di luce, in questo tempo buio,
all’affannata ricerca del silenzio.

 

Oggi è Venerdì 13

Hanno ucciso una donna
in casa nel caldo del letto,
han decapitato le teste
vuoi per odio o per religione,
han truffato clienti d’una banca
vecchia come il mondo,
C’è una terra, dove piovono
più bombe che acqua,  eppure
è nel deserto, dalle sue coste
fuggono disperati centrafricani,
che sfidano il mare aperto
al soldo di luridi e biechi
trafficanti d’uomini e donne,
venduti come merce a buon prezzo,
come bestiame affamato,
molti, troppi finiscono in fondo al mare,
anche lui ha il suo costo per farsi
attraversare, si fa complice d’un demonio
che ha fattezze umane, occhi iniettati
d’odio e sangue, piedi caprini
mani fatti come un kalashnikov.

E’ venerdì 13 ed il mondo
in preda alla follia, riproduce tutta
la sua incommensurabile pazzia!

Routine

Stessi gesti e stesse parole
stessi passi e stessi gesti
siamo come automi di sangue
ci lasciamo vincere dalle abitudini.

Guardiamo esterrefatti la crudeltà
del mondo tentando di cancellarlo
con gesti inutili, inutili parole
inutili sguardi persi nell’infinito.

Intanto, giovani di tutte le stirpi
si sfidano in giochi millenari,
donne guerriere con spade affilate
uomini volano in alto come uccelli.

Siamo quasi macchine, quasi congegni
nella ripetitività quotidiana, ci salva
solo la poesia proiettandoci nell’infinito,
infinito universo dove il vuoto è sconfinato.

Ma il nero è somma di colori, come luce
è somma d’arcobaleni, smisurati iridi
fatti di magie divine e umane fragilità
fragilità di gesti ripetuti all’infinito…

Danza infinita

Le cose che amo o che disprezzo
sono lontane decine d’anni,
i cantanti incanutiti ed imbolsiti
con i lunghi capelli bianchi o senza
hanno i segni profondi sul viso,
la dissolta rivoluzione è alle spalle
rimane loro un torvo sorriso,
la voce roca che graffiava la vita
la sabbia scorre vile tra le dita
sfugge il tempo,
non si ferma la clessidra
gira, su se stessa ripetendo
senza pace, la sua danza infinita

Rapire il cuore

Quando, le tue parole colpiscono
il cuore, di cento o mille persone
il tuo, rimbalza al settimo cielo.

Quando, le emozioni di mille genti
t’investono l’anima di vero calore
vorresti rispondere e abbracciarle tutte.

Quando, tutte queste umane emozioni
sono miele ed unguento per il tuo dolore
vorresti ripagarle tutte di puro amore.

Questa pagina virtuale mi ha fatto volare
e dall’alto del mio cielo, c’era un cenno d’amicizia
per tutti loro, fuochi d’artificio nella mia mente.

Tutta la vita ho sognato un momento come
questo presente, mi pizzico il braccio: è tutto vero
la mia fragilità ha fatto centro, poeta volevo essere.

Vi dono le mie emozioni, fatene quel che volete,
ma rimanga la mia parola nella vostra mente
fatene dono a chi amate, a chi odiate… per rapirlo.