Goccia

C’è un frammento di freddo che spolvera il mare di maggio

un piccolo pensiero

grande quanto la musica inconsolata

che suona nel meriggio senza sole.

Ed io navigo tra lamiere di stelle

tra code di alberi infuocati

tra la mia

la tua scia

nel dolore infinito di non averti

nel sogno pallido che svanisce..

E?

E Mariella?
Mariella è andata via
tra l’acqua e candele profumate
con gli occhi e l’anima in conflitto
che una sciarpa non ne copre i vuoti ma scalda

 

E Lucia?
Lucia è andata via
negli angoli acuminati d’uno specchio
il riflesso di qualcun altro
che dal buio t’aspetti una luce anche azzurra e fioca

 

E Caterina?
Caterina è andata via
tra le pieghe sottili d’un sorriso
regalato ad un altro
che spendi vita in desolata e grigia periferia

 

E Marina
dove va Marina?
nel folle percorso a cercar se stessa
il suo viso gli occhi non sono mai gli stessi
che cuore e tempo sono medesimo e dannato ritmo.

p.s.: scritta il 23 novembre 2003

Vocali (a parlare di noi)

A rincorrerci è stato un attimo

Che l’attimo ci ha preso per i fianchi e ci ha stretto

Costretti a restare

E ignari del mondo

Abbiamo accolto l’ascolto che  sfiorava l’anima

E soffuso inneggiare di pensieri ribelli

Ha scacciato il notturno dai volti

I nostri occhi hanno raccolto grano dai respiri

E le speranze hanno intessuto reti di sospiri

Che respirarci è stato sgranare rosari di desideri

Per dipingerci calore sulla pelle

Oh se potessi

Userei come pennello il mio corpo!

p.s.: scritta in data 8 ottobre 2003

Spine

Spine lanciate come orde
acuto il dolore
incessante morde,
il pensiero s’aggroviglia
intorno ad un concetto gira,
nel  gesto semplice
martellante s’impiglia.

Il  tuo sorriso, la tua ironia
scaccia ogni turbamento,
vorrei  distrarre, ingannare
ciò che non s’inganna.

Le sinapsi son quelle che sono
il sentiero è unico e stretto,
esser più scaltro di chi ti domina,
ingannare l’inganno
scalfire la sua eterea corazza
in un momento con la sua forza
sgomina.

Canzonette

Mia mamma amava Claudio Villa,
io ho amato Lucio Battisti,
accendevano la scintilla,
scioglievano i ricordi cupi o tristi.

La “canzonetta” leggera
è tale se letta distrattamente
in essa si riflette la vita intera
in essa si specchia,
il sogno, una chimera.

E’ in piccole cose insignificanti
il valore dei ricordi, dei rimpianti,
o in piccole fotografie sbiadite
ferite dell’anima mai ricucite.

Furioso

Non sono abbastanza furioso.
E poiché né bile né fiele trapelerebbero
dalle mie non prosaiche parole
neppure qualche spigolo acuminato d’anima
l’assenza d’una qualche parolaccia
confezionata come apostrofo violaceo,
né sospetto circo multi mediatico e ipercolorito
non abbastanza trash, né underground
che la poesia oggi deve far male
ferire, graffiare, infierire
con qualche eccesso per sembrare vera
che non c’è abbastanza violenza lì fuori:
oltre la porta, oltre schermi della tv
oltre la rete così implicitamente virtuale
oltre le stupore del vicino di casa
che si fotte un quadro di legno
un quadro da quattro soldi
e lei.
Lei che si rifà viva
dopo 365 secoli di silenzio
dopo 31536000 secondi

secondi a nessuno
neppure al vuoto siderale
che forse è questa poesia
l’accavallarsi di voci sulle canzoni
e delle canzoni sui baci
baci abbarbicati ad un albero di plastica.