Madre

Madre, ora sei sola,
ma sei come una roccia,
nel tuo sguardo deciso
e dal dolore segnato,
vedo il vuoto nel tuo cuore,
ancora in cerca del suo viso
ormai perduto, e del suo amore.

Madre, ora sei sola,
su di te il peso del quotidiano,
sul grigio del cielo, il vuoto è ora:
nell’assenza della sua voce;
nell’assenza del suo odore;
nell’assenza di un compagno
di una vita, lungo lo stivale.

Sino alla terra svenduta e perduta
nelle rive mediterranee e del Varo,
nel cimitero dell’est, dorme la sua spoglia,
partita dalla Tunisia, alle soglie del deserto
riposa sul colle verde, fronte al mare aperto.
Dormo accanto a te, la notte e ti proteggo e caccio
le ombre chiaro-scure, d’una vita al suo braccio.

Prigioniero

A cercare i miei spazi
lo spazio per la poesia
lei, la mia sigaretta,
il mio fugace fumo.

Nei giorni tutti uguali
breve, il tempo per lei,
lei, la mia nicotina,
la mia dipendenza,

la mia droga, il mio vizio
il mio chiodo fisso nella testa,
la mia mite e docile padrona,
il mio dolce-amaro assenzio.

La poesia che s’insinua
tra le sinapsi, e tra i pensieri,
non c’è cura all’assuefazione,
se ti prende, t’incatena. è tua

La sua legge, è molto più forte
della tua volontà, ti legherà,
vero padrone del tuo pensiero,
è la tua dea,  sino alla morte.

Ti credi libero, ma non lo sei
ti credi forte, ma non lo sei.
Il mondo ha le sue frontiere
è lei, che disegna i limiti stretti
dei tuoi spazi…

Cercando, invano, la poesia

DalìFollonica 17 ott. 15

Cercare poesia, negli oscuri
anfratti di piccoli gesti distratti,
nelle parole che volano non dette,
nei piccoli cenni quotidiani, sempre
uguali a se stessi, ormai banali.

Guardarsi allo specchio, ormai
estranei, che l’immagine rifratta
non t’assomiglia, quasi un’anima
che vaga nei tuoi occhi, distratta,
solo il dolore é il tua fedele compagno.

Ed il rumore di fondo di guerre
lontane, corpi martoriati, decapitati.
Rumore che tormenta l’animo quiete,
stravolge le cose, e le rende effimere,
una carezza in più esaspera, prostra.

Disperati, urliamo attendendo la fine
di un incredibile giro di giostra, che ci ha
portati lontano da quel ch’eravamo.
Cercando, invano, poesia troviamo, un viso
che non riconosciamo: di un uomo stremato.

Ma affamato!

Avvicinati

Avvìcinati
che il sale sulle labbra
sulla pelle acre e profumata
è simile al mare alle onde
che è tremito sussulto é brivido

Avvìcinati
che ancora più vicini
ed oltre oltre ancora
i corpi stretti ed allacciati
annodati stretti e anime confuse

Avvìcinati
che la voce ed il respiro
sfiorano la pelle salata e dolce
sfiorano le onde l’anima e stringono
legano ora indissolubilmente e ancora

un’altra volta ancora e ancora
nuovamente  infinitamente…

I miei anni allineati

Ecco i miei anni allineati. Sono folate di vento
ecco i miei gesti come giochi dispersi nel tempo
ed il sapore di menta un’arancia rossa sbucciata
c’era una pineta dalle foglie azzurre il mare color notte.

Ecco i miei baci schierati, sono spruzzi d’acqua dolce
ecco le mie carezze disperse perdute dita smarrite
c’erano scogli bianchi come farina il mare color notte
lune di panna e vaniglia e profumo di ginestra e gelsomino.

Ecco le tue mani disegnano nubi nella mia mente
sconfinate parabole poi scompaiono. Eccolo il tuo nome
la tua voce il tuo sorriso gli occhi chiusi come in un sonno.
ecco le tue parole che tornano senza la tua bocca le tue labbra
tornano decomposte in sillabe e note di piombo
come fronde di cartapesta fiori di rame
e sono lune in un barattolo di latta
ecco le parole senza storia come matita di stoffa
un disegno che traccia silenzi come punteggiature
come spine e lame come aculei ed io sono carne
e sono in rivolta sono in impaziente attesa
ecco le gioie in fuga eccola rasente la tua distanza.
31 luglio 2004

Emi, sillaba spezzata

Più che altro
ho lasciata indifesa la mia ingenuità
che alcune mi chiamano cucciolo
e cucciolo io sono.
Più che altro
ho tentato di nascondere l’uomo
che alcune mi chiamano ephrem
ed ephrem io sono.

A volte di rado
ho scoperto le mie carte bianche
che alcune mi chiamano Emi
Emi – come sillaba spezzata – io sono.

Più che altro
ho tentato di mostrarmi come sono
che in tante mi chiamano cucciolo
ma il mio nome è Emilio.

Più che altro
ho coperto e spezzato il dolore con i versi
che alcune hanno amato ephrem
ma il mio nome è Emilio.

Emi – come sillaba spezzata – io sono.

Filo sottile

E’ un filo sottile
d’acciaio e di seta,
son corpi scolpiti
di roccia e di creta.
E’ un attimo smarrito
semplice testimone d’infinito
sospiro di fuoco e di vento
vita raccolta è sospesa
fugace lasso d’un momento.

E’ adesso, è sempre.
Baleno di luce svelato e celato
che il cuore nel buio protegge

E’ battito dei sensi che freme.
E’ qui, adesso e sempre.

Il respiro del tempo

L’ansia del tuo nome nei miei polmoni
ed il respiro che s’affanna incerto balbuziente
incespica sulle tue vocali s’arresta sulle tue consonanti
consonanti morbide e taglienti come piume come lama.

Il respiro del tempo colora d’azzurro il tuo viso
come un monte lontano all’estremità dell’orizzonte
e tu fiume ora lento ora impetuoso saziavi la mia sete
sete del chiamarti piano in sussurrate sillabe.