Silenzio…

Neanche una tua parola
magari anche pungente,
come sai pungere tu.

Questo assoluto silenzio
mi stordisce, mi confonde,
e mi lascia in balìa dell’amaro.

Avrei in me. vivo,  il desiderio
che tu scoprissi quelle mie
parole, quelle mie emozioni.

Invece, la tua assenza pesa,
ed è come scivolare in una grotta
scura, madida delle mie mille stille.

Perchè, qui è la parte migliore
di me, che tu così facendo non conosci
nascosta, come sei, sotto il manto

di cuscini,  e non vorrei far violenza
al tuo sacro sonno pomeridiano, amerei
che tu le scoprissi, come quadrifogli

nascosti in un campo di grano,
quel campo sono io, e la mia terra
è segnata da un profondo solco senza luce.

Eppure, questa seppur buia pagina,
che stranamente non ancora conosci,
è la parte più luminosa e migliore di me.

Prigioniero

A cercare i miei spazi
lo spazio per la poesia
lei, la mia sigaretta,
il mio fugace fumo.

Nei giorni tutti uguali
breve, il tempo per lei,
lei, la mia nicotina,
la mia dipendenza,

la mia droga, il mio vizio
il mio chiodo fisso nella testa,
la mia mite e docile padrona,
il mio dolce-amaro assenzio.

La poesia che s’insinua
tra le sinapsi, e tra i pensieri,
non c’è cura all’assuefazione,
se ti prende, t’incatena. è tua

La sua legge, è molto più forte
della tua volontà, ti legherà,
vero padrone del tuo pensiero,
è la tua dea,  sino alla morte.

Ti credi libero, ma non lo sei
ti credi forte, ma non lo sei.
Il mondo ha le sue frontiere
è lei, che disegna i limiti stretti
dei tuoi spazi…

Cercando, invano, la poesia

DalìFollonica 17 ott. 15

Cercare poesia, negli oscuri
anfratti di piccoli gesti distratti,
nelle parole che volano non dette,
nei piccoli cenni quotidiani, sempre
uguali a se stessi, ormai banali.

Guardarsi allo specchio, ormai
estranei, che l’immagine rifratta
non t’assomiglia, quasi un’anima
che vaga nei tuoi occhi, distratta,
solo il dolore é il tua fedele compagno.

Ed il rumore di fondo di guerre
lontane, corpi martoriati, decapitati.
Rumore che tormenta l’animo quiete,
stravolge le cose, e le rende effimere,
una carezza in più esaspera, prostra.

Disperati, urliamo attendendo la fine
di un incredibile giro di giostra, che ci ha
portati lontano da quel ch’eravamo.
Cercando, invano, poesia troviamo, un viso
che non riconosciamo: di un uomo stremato.

Ma affamato!